Bonus Bebè: chi non ne aveva diritto e lo restituisce entro tre mesi non dovrà pagare la sanzione da 3000€
Le famiglie che devono restituire il bonus bebé hanno tempo fino al 16 dicembre per farlo. Restituendo allo Stato i mille euro, eviteranno una sanzione amministrativa di 3mila euro e ulteriori grane per aver compilato una falsa certificazione.
Lo stabilisce la legge Finanziaria entrata in vigore lo scorso 16 settembre. Adiconsum, associazione dei consumatori della Cisl, si dice soddisfatta per questo chiarimento: «semplifica la vita a molte famiglie pisane che, nelle scorse settimane, avevano ricevuto dal Ministero dell’Economia la richiesta di restituire il bonus bebé ricevuto alcuni anni fa».
La vicenda «Caro Alberto (nome di fantasia), felicitazioni per il tuo arrivo!
Questa è certamente la prima lettera che ti viene indirizzata.
È il Presidente del Consiglio a scriverti per porti probabilmente anche la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di 1.000,00 (mille/00) euro?». Questa lettera - firmata da Silvio Berlusconi – fu recapitata ad inizio 2006 a 550mila famiglie italiane. La legge finanziaria licenziata all’antivigilia di Natale del 2005 prevedeva, infatti, un bonus di mille euro ai nati di quell’anno.
La missiva invitava i genitori a riscuotere la somma nel vicino ufficio postale. Unici paletti, contenuti nelle retrostanti indicazioni: esser cittadini italiani e disporre di un reddito complessivo del nucleo
familiare inferiore a 50mila euro. Il tutto da dichiarare in una autocertificazione.
L’erogazione prevedeva una procedura semplificata. Che alla fine si è rivelata un boomerang anche per decine di famiglie pisane.
«Molte famiglie, infatti, in assoluta buona fede, sono incorse in errore – commenta Giacomo Orsucci, responsabile del centro giuridico di Adiconsum - indicando ad esempio il solo reddito netto; altre hanno segnalato il reddito da lavoro dipendente senza considerare l’abitazione principale; altre ancora non hanno individuato esattamente il nucleo familiare di riferimento».
Insomma, sarebbe stato meglio rivolgersi ad un Centro di assistenza fiscale per chiedere delucidazioni.
Ma poiché la lettera non lo specificava, i cittadini si sono mossi da soli, percependo dal tono della missiva che i mille euro erano semplicemente… un loro diritto.
E così è stato finché il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha inviato a diverse famiglie una raccomandata dal tono perentorio: «Si contesta alla Signoria Vostra di aver riscosso illecitamente il bonus bebé per aver sottoscritto e utilizzato un’autocertificazione mendace al fine di percepire la suddetta somma».
Di più: proprio perché i genitori degli ottomila figli avrebbero, di fatto, dichiarato il falso con l’autocertificazione, il Ministero chiedeva loro anche di pagare una sanzione amministrativa di 3mila euro, salvo poi specificare che il pagamento «dovrà essere effettuato solo dopo che il giudice penale si sarà pronunciato».
Vademecum
Adesso il chiarimento in Finanziaria: nessuna sanzione, se i cittadini pagheranno entro tre mesi dall’entrata in vigore (dunque dal 16 settembre) della legge.
Dunque, che fare? «La prima cosa da fare è recarsi al Caf o dal proprio commercialista per verificare se la richiesta del Ministero è legittima, se cioè il reddito complessivo del nucleo familiare era inferiore a 50mila euro.
Da verificare anche se dalla data di riscossione dell’assegno a quella di ricevimento della raccomandata del Ministero non siano intercorsi più di cinque anni (in quel caso il reato passerebbe in prescrizione). Fatte queste eccezioni i mille euro devono essere restituiti per evitare ulteriori grane».
Ultimo aggiornamento (Giovedì 06 Ottobre 2011 15:19)







