IVA AL 21%. CISL ED ADICONSUM: ATTENZIONE AGLI AUMENTI INGIUSTIFICATI
La memoria torna indietro agli inizi del secolo, quando arrotondamenti al rialzo accompagnarono il passaggio dalla lira all’euro.
La Cisl e la sua associazione dei consumatori (Adiconsum) temono che la storia si ripeta: «L’Iva applicata su un ricco paniere di beni e servizi passerà dal 20 al 21% - commenta Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa – ma i cittadini potrebbero pagare questo aumento assai più del semplice 1%».
A cosa sarà applicata
L’aumento dell’Iva non interessa la maggior parte dei generi alimentari, che godono dell’aliquota Iva agevolata al 4% o al 10%. Salirà invece dal 20 al 21% per le bevande gassate, i vini, gli spumanti, i superalcolici ed i tartufi. Interessa il carburante, il cui prezzo è già salito, di recente, con l’aumento delle accise, e il gas, in caso di consumi superiori ai 480 metri cubi all’anno. E poi: i prodotti per l’igiene personale e della casa, i casalinghi, le automobili (e i loro accessori), l’abbigliamento, le calzature, le pellicce e persino gli occhiali da sole, i gioielli, gli orologi, la bigiotteria, i tappeti, gli arredamenti, gli elettrodomestici, i telefoni e gli hi-fi, i cd musicali ed i video, i giocattoli e la cartoleria, gli articoli sportivi. L’aumento sarà applicato anche sui biglietti di ingresso al cinema, al teatro, ai concerti e allo stadio.
La pagheranno i frequentatori di palestre e piscine, parchi giochi e feste animate, di barbiere e parrucchiere, chi acquisterà la tv a pagamento, chi si rivolgerà ad avvocato, commercialista, notaio, agli autoriparatori, idraulici, elettricisti, alle ditte di ristrutturazione.
I professionisti e i commercianti la recuperano
«L’Iva – precisa l’avvocato Giacomo Orsucci, responsabile dell’osservatorio giuridico di Adiconsum – non rappresenta mai un costo aggiuntivo per professionisti e commercianti: una volta incassato il corrispettivo dal consumatore, il venditore dovrà versare allo Stato solamente la differenza fra Iva pagata nelle proprie forniture e Iva riscossa dal consumatore».
Il pericolo, semmai, è un altro: e cioè che un abito che fino ad oggi si acquistava a 100 euro, domani sia proposto non a 101 euro, ma a 110.
Di qui l’appello: «se i consumatori riscontreranno aumenti ingiustificati, si rivolgano ai nostri sportelli».
Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Settembre 2011 17:03)







