Lunedì, 16 Luglio, 2012

LA TESTIMONIANZA DEI LEGALI DELLA CISL

Paolo Bartalena, legale, assiste lavoratori esposti all'amianto ormai da metà degli anni Novanta.  Una legge del 1992, infatti, stabiliva che chi aveva respirato polvere di amianto per almeno dieci anni, aveva diritto a cinque anni di contributi figurativi. E quindi poteva andare in pensione prima degli altri.

Facile a dirsi, difficile a concretizzarsi. Molte sentenze, favorevoli agli ex esposti (o ai loro familiari) sono state vinte nel recente passato. Alcune ancora devono arrivare.... Perché?

Lo ha spiegato lui stesso in occasione del convegno dedicato alla salute sui luoghi di lavoro e che la Cisl ha organizzato al Polo tecnologico di Navacchio.

«Tutto è iniziato – conferma il legale della Cisl - con la legge 257/1992, che consentiva di ottenere una contribuzione figurativa per i lavoratori esposti all'amianto per un periodo superiore ai dieci anni.  Il coefficiente attribuito era di 1,5: quindi con quella norma lo Stato riconosceva ulteriori cinque anni di contribuzione figurativa per dieci anni di esposizione.

In questo modo i lavoratori  potevano andare in pensione prima. Questa, del resto, era la ratio della norma: anticipare il pensionamento per coloro che avevano vissuto esposti a rischio e con la prospettiva di contrarre malattie asbesto correlate.

Il patronato Inas della Cisl di Pisa si attivò tempestivamente e sistematicamente per presentare le domande di riconoscimento all'Inail, ente preposto all'accertamento dei requisiti relativi all'esposizione e all'Inps, ente preposto al riconoscimento dei contributi figurativi.

Inas avviò , già a metà anni 90, numerose vertenze,  in quanto l'Inail non riconosceva praticamente mai l'esposizione.

Quando ci si rese conto che l'impiego dell'amianto era stato largamente diffuso su tutto il territorio nazionale, intervennero dapprima alcune sentenze della Corte di Cassazione e poi una sentenza della Corte Costituzionale che introdussero criteri di accesso ai benefici più severi. In particolare, venne stabilito che, per usufruire di questi benefici, si doveva dimostrare un'esposizione qualificata (100 fibre litro come media su otto ore lavorative giornaliere). Nella normativa iniziale non si faceva riferimento a livelli minimi di esposizione.

La disciplina è stata poi da ultimo stravolta con la Legge 326/2003 che, oltre a confermare i livelli minimi di esposizione, ha addirittura escluso che il contributo figurativo potesse essere utile, per coloro che presentavano la domanda successivamente all'entrata in vigore di questa legge, per ottenere il diritto alla pensione, potendo incidere il beneficio soltanto sulla misura della pensione ed essendo ridotto il coefficiente del contributo figurativo da 1,5 a 1,25.

In tutti questi anni la Cisl di Pisa ha portato avanti numerosissime vertenze in primo grado, in appello e in Corte di Cassazione, conclusesi nella quasi totalità dei casi con sentenze favorevoli. Le ultime sentenze si sono avute addirittura il mese scorso.

La lunghezza dei processi ha comportato che, effettivamente, alcune sentenze devono ancora essere emesse soprattutto nei casi in cui vi è stata una pronuncia della Corte di Cassazione che, alla luce dell'evoluzione normativa e giurisprudenziale, ha rimesso gli atti al Giudice di Appello per accertare i livelli di esposizione.

Posso dire peraltro che ci sono alcune cause iniziate a fine anni 90 e che devono ancora essere portate a compimento a seguito di quattro gradi del giudizio».

L'amianto, si è detto, continua a far vittime ancor oggi. Anzi, si stima che il picco delle morti correlate all'amianto si registrerà solo nel 2018. Negli ultimi quattro anni Bartalena ha seguito molti casi di lavoratori che hanno chiesto ad Inail il riconoscimento della malattia professionale. E l'azienda? In punto di diritto, non è essa civilmente responsabile della malattia di un ex esposto, per aver fatto largo uso di un materiale nocivo?

«Effettivamente vi è un doppio profilo di tutela per il lavoratore che è stato esposto all'amianto che contrae una malattia asbesto correlata.

Il primo profilo riguarda la richiesta di riconoscimento all'Inail della malattia professionale. In tal senso, a Pisa vi sono numerosi casi di riconoscimento di tecnopatie sia in fase amministrativa che a seguito di cause conclusesi con esito favorevole.

Peraltro, l'aspetto sicuramente complementare di tutela del lavoratore riguarda  la possibilità di chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro. Questo è un principio di carattere generale, in tutti i casi in cui il datore di lavoro omette di preservare la salute del lavoratore non adottando la miglior tecnologia tempo per tempo conosciuta, oppure violando la normativa antinfortunistica vigente.

Questi principi trovano particolare applicazione nell'ambito dell'amianto perché è scientificamente provato che già alla metà degli anni '50 era conosciuta la pericolosità di questa sostanza ed alcuni datori di lavoro che impiegavano tale materiale, almeno fino agli anni '90, poco hanno fatto per limitarne l'uso, per informare i lavoratori del rischio e per mettere a loro disposizione strumenti di protezione.

Da ciò deriva una responsabilità, oltre che penale, anche civile dei datori di lavoro che hanno omesso le suddette cautele, con conseguente obbligo di provvedere al risarcimento del cosiddetto danno differenziale (tutto quello che non risarcisce l'Inail) e del danno complementare ( danno morale, esistenziale, danno da invalidità temporanea).

A ciò si deve aggiungere anche il diritto degli eredi, laddove come spesso accade, l'esposizione all'amianto porta al decesso del lavoratore, di ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale iure proprio, derivante dalla perdita del loro congiunto.

A Pisa abbiamo numerosi casi di soggetti che hanno contratto tecnopatie da amianto che hanno proposto causa nei confronti del datore di lavoro. Ci sono in particolare due cause introdotte ormai da circa quattro anni che dopo una lunga fase istruttoria e dopo perizie ambientali, medico legali, chiarimenti ecc. saranno decise nel prossimo autunno, con sentenza che si auspica essere favorevole, in quanto è stata dimostrata l'esposizione del lavoratore all'amianto, è stato dimostrato che il mesotelioma pleurico era stato contratto a seguito di tale esposizione e che il decesso è dipeso dal  mesotelioma.

Io credo che non deve essere lasciato niente di intentato perché tutti i  lavoratori e le loro famiglie abbiano un giusto risarcimento per le sofferenze che hanno subito».

Negli ultimi anni la giurisprudenza italiana ha modificato il suo approccio alla malattia professionale. Se prima del 2000 gli esperti erano chiamati a valutare solo in che misura una malattia riduceva la capacità lavorativa, con il decreto legislativo del 23 febbraio di quell'anno l'Inail dovrebbe valutare – il condizionale è d'obbligo – come la malattia di origine professionale incide nella qualità della vita del lavoratore. Vi è la possibilità di ottenere dall'INAIL un indennizzo sia per la riduzione della capacità lavorativa generica, sia per il danno biologico?

«In ambito Inail vi è stata una netta ripartizione tra il regime  e le tutele previste dal testo unico Inail (D.P.R. 1124/1965) e il decreto legislativo 38/2000. Con la prima disciplina veniva risarcita l'incapacità lavorativa generica, con la nuova disciplina viene invece risarcita la diminuzione dell'integrità psicofisica (danno biologico). Il discrimine è costituito dal luglio del 2000, essendo sottoposte al nuovo regime gli infortuni sul lavoro verificatisi e le malattie professionali denunciate dopo tale data.

Ci sono due importanti sentenze del Tribunale di Pisa che, per quanto mi risulta, per la prima volta in Italia, ha aderito alla tesi sostenuta dal Patronato Inas di Pisa e dal sottoscritto, secondo cui i due regimi, cioè quello che risarcisce l'incapacità lavorativa generica  e quello che risarcisce il danno alla salute, sono tra loro  assolutamente autonomi e  impermeabili.

Pertanto, coloro che avevano già  una riduzione della capacità lavorativa pari anche al 100% riconosciuta sotto la  vigenza  del D.P.R. 1124/1965 hanno ottenuto anche per altra patologia invalidante un ulteriore indennizzo sotto la vigenza del D.Lgs. 38/2000. L'ultima sentenza è stata emessa proprio la scorsa settimana.

Si tratta di pronunce, lo ribadisco, che non mi risulta abbiano altri precedenti in Italia.

Questo dimostra ulteriormente l'attenzione che il nostro Patronato e il nostro sindacato rivolgono alle  problematiche inerenti alla tutela dei diritti dei lavoratori».

Elezioni RSU 2022

Servizi Fiscali CAF

 

 

 

Via VESPUCCI 5 - 56125 PISA
Tel. 050 581001 - Fax. 050 518269

 

You Tube Video

You Tube Channel

GUARDA TUTTI I VIDEO
del nostro Canale You Tube

il Quotidiano della Cisl

la Tv della Cisl

Tesseramento CISL

Sportello Lavoro

EMERGENZA COVID-19

 

 

CISL FP: CORSO Regione Toscana

CGIL-CISL-UIL STOP VIOLENZA SULLE DONNE

DECRETO CURA ITALIA

Convenzione a livello nazionale per gli iscritti CISL

Convenzioni a livello locale per gli iscritti CISL